Comunicato stampa
LIMINA di Anna Nagy: Un territorio sospeso tra memoria e trasformazione
Dal 5 settembre all’11 ottobre il Casale dei Cedrati ospita LIMINA, mostra personale della fotografa Anna Nagy, a cura di Simone Cerio.
L’evento gode del patrocinio del Municipio XII del Comune di Roma e dell’Accademia d’Ungheria in Roma.
Attraverso 34 fotografie d’autore, precedute da una selezione di scatti provenienti da collezioni familiari, l’esposizione presenta una ricerca visiva ispirata alla trasformazione nel tempo del quartiere La Pisana. Le fotografie d’archivio diventano una chiave per leggere il presente, mentre i luoghi — costruiti e naturali — sono letti dall’autrice come tracce della memoria personale e collettiva del quartiere.
LIMINA, dal latino limen, significa “soglie”. Ed è proprio sulla soglia tra ciò che è stato e ciò che sta diventando che si muove la ricerca dell’autrice, anche lei residente della zona: dagli antichi paesaggi dell’Agro romano occidentale ai nuovi orti urbani, dalle strade senza asfalto di un tempo ai paesaggi contemporanei della globalizzazione, in un territorio dove le tracce del passato convivono con i nuovi scenari urbani.
La natura, uno dei protagonisti di questa mostra, è anch’essa una soglia. Da un lato rivela una profonda continuità con il passato, facendo rivivere, a soli dieci minuti dal Vaticano, paesaggi ormai dimenticati. Dall’altro, nel suo continuo rigenerarsi, si oppone con vigore anche ai processi della modernità, aprendo nuovi spazi di riflessione sul territorio.
La mostra è stata realizzata con il sostegno di Charmsuite – Residenze d’arte e della Banca di Credito Cooperativo di Roma, ed è visitabile tutti i giorni a ingresso libero dal 5 al 20 settembre, con orario 9.30–20.00.
Anna Nagy è una fotografa ungherese naturalizzata italiana. La sua ricerca si concentra sul rapporto tra memoria, paesaggio e trasformazioni del territorio, indagando i luoghi come tracce di storia personale e collettiva. Dopo la laurea magistrale in Estetica conseguita a Budapest, si trasferisce a Roma, dove ottiene una seconda laurea e un dottorato in Storia della filosofia antica. Parallelamente sviluppa la propria attività nel campo della fotografia e del cinema documentario, lavorando tra produzione e post-produzione e insegnamento. Nel 2023 è vincitrice del Premio LILT per la Fotografia Contemporanea.
“Esiste uno spazio di confine tra fotografia documentaria e fotografia di paesaggio contemporaneo. Se la prima mantiene la volontà di costruire un documento attraverso una ricerca progettuale, la seconda rinuncia alla rappresentazione spettacolare del territorio per interrogarne le stratificazioni culturali, sociali ed emotive. Il paesaggio non è più un luogo da descrivere, ma una superficie sulla quale il tempo deposita continuamente nuove forme di memoria.
È all’interno di questa prospettiva che si colloca LIMINA, il lavoro di Anna Nagy. La ricerca dell’autrice si sviluppa lungo un territorio apparentemente marginale della periferia romana, il quartiere La Pisana, nell’area occidentale di Roma, dove l’autrice osserva i segni di una trasformazione urbana che modifica profondamente non solo l’aspetto dei luoghi, ma anche il loro significato. L’autrice non si concentra solo sul paesaggio come soggetto, ma piuttosto sul tempo che lo caratterizza, quel tempo che continua ad abitare i luoghi, anche quando il loro significato sembra dissolversi.
Un elemento significativo del lavoro è l’introduzione dell’archivio familiare come materia narrativa. In un’epoca in cui la memoria collettiva sembra progressivamente dissolversi nella produzione incessante di immagini digitali, gli album di famiglia, i diari, le fotografie conservate nelle case assumono un valore inatteso. Diventano probabilmente gli ultimi archivi realmente condivisi, capaci di restituire una storia vissuta e non soltanto registrata. Essi non appartengono più esclusivamente a una famiglia: diventano dispositivi attraverso cui una comunità può riconoscersi, comprendere la trasformazione dei luoghi e misurare la distanza tra ciò che è stato e ciò che continua, ostinatamente, a sopravvivere.
Questa attenzione verso il quotidiano e il privato non rappresenta un caso isolato, ma riflette una delle direzioni più evidenti della fotografia contemporanea. Negli ultimi anni si assiste infatti a un progressivo spostamento dello sguardo: dalle grandi narrazioni collettive verso esperienze personali, intime e domestiche. La storia lascia spesso spazio alla memoria; il reportage si trasforma in autobiografia; il paesaggio diventa esperienza esistenziale prima ancora che geografica. L’autrice stessa, vivendo in questo quartiere, ne rappresenta l’essenza innovativa.
Questa trasformazione può essere letta come il sintomo di una più ampia condizione culturale. Viviamo in un tempo in cui la complessità del mondo sembra sempre più difficile da rappresentare nella sua interezza. Di fronte a questa frammentazione, molti autori scelgono di partire da ciò che conoscono meglio: la propria casa, la propria famiglia, il proprio quartiere, la propria memoria. Non è necessariamente un ripiegamento nostalgico, ma il tentativo di ritrovare un punto di equilibrio da cui osservare il presente.
Eppure questa direzione porta con sé anche una tensione. Ogni volta che lo sguardo si rivolge verso l’interno, rischia di allontanarsi dalle storie degli altri. LIMINA attraversa questa contraddizione senza mai risolverla. Al contrario, la rende visibile. Le fotografie di Anna Nagy raccontano una trasformazione urbanistica, ma parlano soprattutto della trasformazione dello sguardo contemporaneo. Ci ricordano che ogni paesaggio è sempre anche un paesaggio interiore e che ogni memoria privata può diventare memoria collettiva quando riesce a interrogare il tempo condiviso.”
Simone Cerio, curatore
“I quartieri periferici di Roma non sono le appendici prive di passato di un centro storico dalle vicende millenarie. Sono, innanzitutto, una parte fondamentale della storia della città, cresciuta dopo il 1870 occupando spazi sempre maggiori della campagna circostante. Ma hanno anche una propria storia, nella quale la dimensione più recente, legata all’intenso sviluppo urbanistico del secondo dopoguerra, si intreccia e si sovrappone a quella delle plurisecolari vicende dell’Agro romano, senza riuscire a cancellarla del tutto.
Nei quartieri del Municipio XII le tracce di questa storia rurale e più remota sono ancora sotto i nostri occhi: nella struttura del territorio, che ricalca i confini di tenute ricordate già nel medioevo; nei suoi confini, delimitati da strade che ripercorrono il tracciato di vie antiche; nella toponomastica, che conserva i nomi di proprietà fondiarie del passato, come Pisana, Brava, Bravetta, Casetta Mattei, Vigna Iacobini, Tenuta dei Massimi, per fare alcuni esempi; negli spazi agricoli, vivi e produttivi, di Castel di Guido e delle riserve naturali della Valle dei Casali e della Tenuta dei Massimi.
La storia di quel paesaggio rurale, formato da orti, vigne, seminativi e pascoli, e degli uomini e delle donne che per secoli hanno vissuto e lavorato al suo interno, è stata ricostruita in pubblicazioni di varia natura e vario spessore, ma quanto conosciamo ad oggi non è ancora pienamente soddisfacente e sarebbero auspicabili nuovi studi e nuove pubblicazioni.
La mostra presentata in questa occasione offre alla storia del quartiere La Pisana il contributo che può venire dall’immagine fotografica. Del paesaggio della Campagna romana l’occhio del fotografo ha cercato e messo in evidenza le testimonianze residue, a volte minime, come i prati e la vegetazione selvatica sopravvissuti negli interstizi tra i palazzi, a volte più estese, come la valle che si apre lungo Via dei Carafa.
Della lunga e travagliata genesi del tessuto abitativo espone e fa conoscere alcuni segmenti: i villini edificati nella prima metà del Novecento, scampati alla invasione delle palazzine, e, attraverso una serie di foto storiche, persone, edifici e momenti di vita in cui il quartiere era in via di formazione e la sua fisionomia molto diversa da quella attuale.
Quello che la fotografia propone al nostro sguardo è un contributo alla ricostruzione della memoria di questo territorio, ma anche un’esortazione e un incoraggiamento, affinché le persone che lo abitano desiderino approfondire la conoscenza della sua storia, del suo rapporto con il resto della città, delle persone e degli eventi che lo hanno modellato nel corso del tempo. Perché possano recuperare un rapporto con il quartiere, ma anche con la città di Roma, tutta intera, nella sua completezza.”
Angela Lanconelli, storica
RASSEGNA STAMPA
Intervista su Il Messaggero – 03/09/2026
A Bag of Stories – 27/08/2026
https://abagofstories.com/what-a-neighborhood-remembers/
L’Urlo Web 05/08/2026
Rivista Il Segno
Exibart
https://www.exibart.com/evento-arte/anna-nagy-limina-2/
Banca BCC
https://www.bccroma.it/news/dettaglio_news_div.asp?i_menuID=73244&hNewsID=192746
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