LIMINA

Passato e presente del quartiere Villini

MOSTRA FOTOGRAFICA DI ANNA NAGY

Con il patrocinio del Comune di Roma

5-20 SETTEMBRE 2026
CASALE DEI CEDRATI (VILLA PAMPHILIJ)

 

I – ABSTRACT

 

Il progetto fotografico rappresenta, attraverso mezzi artistici e competenze di ricerca storica, le trasformazioni dell’architettura e del paesaggio del quartiere Villini. Il nome fa riferimento a una porzione del quartiere romano comunemente chiamato Pisana-Bravetta.

Il tema centrale del progetto è il rapporto tra il paesaggio dell’Agro romano e i processi di urbanizzazione. Le trasformazioni avvenute nell’ultimo secolo hanno infatti modificato profondamente i grandi spazi aperti della fascia sud-occidentale di Roma. Le ampie aree verdi ancora presenti testimoniano come il processo di urbanizzazione non abbia occupato interamente il territorio; allo stesso tempo, nel quartiere sono già visibili dinamiche legate alla globalizzazione che, con ogni probabilità, contribuiranno nel tempo a rendere il paesaggio sempre più uniforme.

Da questa tensione nasce un interessante mosaico urbano, sospeso tra passato e futuro, perdita e reinvenzione, isolamento e connessione, fragilità e autonomia. Si tratta di temi frequentemente indagati in relazione ad altre città e ad altri contesti urbani, ma raramente applicati alla fascia occidentale del Municipio XII.

Anna Nagy intreccia nel suo lavoro competenze documentaristiche e ricerca fotografica. Forte di un’esperienza maturata nel cinema documentario e di oltre venticinque anni di attività fotografica, ha spesso concentrato la propria attenzione sulla fragilità dei territori in trasformazione. A sedici anni ha vinto il suo primo concorso con un progetto dedicato a un quartiere di Budapest; successivamente, a Roma, ha approfondito gli studi sul paesaggio grazie a una borsa di studio presso l’Istituto Luce Cinecittà e Officine Fotografiche.

 

Obiettivi della mostra

 

  • Promuovere la fotografia d’autore come strumento di riflessione sul territorio e sulla memoria
  • Favorire una maggiore consapevolezza storico-architettonico-paesaggistica
  • Valorizzare un tema culturale e storico
  • Formare e rafforzare la coscienza collettiva del quartiere e delle comunità locali
  • Creare occasioni di incontro e socialità
  • Rafforzare il senso di appartenenza al territorio
  • Valorizzare il patrimonio della memoria orale
  • Stimolare una riflessione sulla relazione tra l’uomo e il proprio ambiente
  • Creare materiale visivo su un territorio che, per via delle sue origini agrarie, non possiede una     documentazione equivalente
  • Preparare il terreno per un’eventuale pubblicazione dedicata alla storia del quartiere
 
Contenuto della mostra

 

La mostra comprende 25 opere fotografiche dell’artista, di diversi formati tra 30 x 40 cm e 75 x 100 cm. Le fotografie saranno realizzate in stampa fine art a getto d’inchiostro su carta cotone 100% Ilford Galerie Textured Silk. Le opere di dimensioni superiori a 30 × 45 cm saranno inoltre montate su supporto dibond da due mm. Le stampe saranno presentate in cornici a cassetta laccate opache color legno (frontale 2 cm, profondità 5 cm), prive di vetro.

Si prevedono inoltre due mappe di Roma: una in chiusura, rappresentante i limiti del nuovo quartiere Villini, e una in apertura, prodotta dalla Direzione di Statistica.

Saranno esposte circa 35 fotografie provenienti dagli archivi familiari della zona (seguendo il concetto di “creazione di paesaggi condivisi”), nel loro formato originale, in copia.

Sono previsti due pannelli: uno dedicato ai ringraziamenti e agli sponsor, l’altro finalizzato a introdurre il pubblico ai contenuti e al percorso della mostra. In relazione alle caratteristiche della sede espositiva, potranno inoltre essere aggiunti pannelli di approfondimento, riproduzioni cartografiche e testi immersivi, finalizzati ad ampliare la contestualizzazione dei contenuti e a rafforzare l’esperienza di fruizione del pubblico.

La struttura narrativa e i dettagli dell’allestimento saranno definiti successivamente all’individuazione della sede espositiva, in modo da adattare il progetto curatoriale alle caratteristiche spaziali, tecniche e percettive del contesto ospitante.

Qualora gli sponsor ne manifestino l’esigenza, sarà previsto un desk espositivo collocato in una posizione strategica che non interferisca con la fruizione e la visione delle opere.

La linea curatoriale prevede una rappresentazione articolata in tre sezioni. La prima è dedicata agli spazi verdi (orti urbani, territori privati, territori comunali — coltivati, riutilizzati o incolti), includendo memorie del passato agrario del territorio (casali, balle di fieno, animali da allevamento, coltivazioni e fenomeni naturali).

Una zona di transizione è rappresentata dalle fotografie di villini singoli (comprendenti palazzi dell’inizio del Novecento e degli anni Sessanta e Settanta), oltre che da scorci di cortili, spazi pubblici o cancelli. Questa sezione rappresenta una passeggiata virtuale che richiama l’attenzione su edifici davanti ai quali si transita quotidianamente, isolandoli dal contesto urbano. Entriamo e usciamo dagli edifici, confrontandoci con la loro realtà.

L’ultima sezione rappresenta la solitudine e l’isolamento vissuti in mezzo alla città, attraverso la costante presenza delle sedie bianche da giardino, che costituiscono anche un filo conduttore della mostra. A queste fotografie si contrappongono le immagini d’archivio, che rappresentano il quartiere in condizioni di maggiore socialità e convivenza.

 
Pubblico di riferimento

 

  • Pubblico interessato alla fotografia d’autore
  • Pubblico interessato ad architettura e urbanistica
  • Appassionati di paesaggio e territorio
  • Comunità locali del quartiere
  • Studenti delle scuole del quartiere
  • Abitanti di altri quartieri interessati a iniziative analoghe

II – CONCEPT CURATORIALE

 

Il Quartiere Villini non è una costruzione fatta sulla carta. Il nuovo nome riprende uno precedente, “Borgata Villini”, e si basa sulla “rappresentazione in continua evoluzione delle trasformazioni territoriali e identitarie della nostra città”(https://www.comune.roma.it/web/it/i-quartieri-di-roma.page).

Il progetto di Anna Nagy dimostra che nomi e fotografie hanno qualcosa in comune: sono tracce, o addirittura testimonianze dirette, della storia e della trasformazione del quartiere. Il progetto indaga le trasformazioni socio-territoriali di un’area periferica di Roma attraverso un approccio fotografico e archivistico, con l’obiettivo di documentare le dinamiche di transizione tra paesaggio rurale e urbanizzazione, valorizzando la memoria locale, la coesione comunitaria e il patrimonio materiale e immateriale del territorio, in linea con le politiche europee di rigenerazione urbana e inclusione culturale.

Da qui il titolo Limina, dietro la poesia delle fotografie di Anna Nagy si cela una ricerca storica che prende in considerazione gli ingressi al passato e al futuro che il quartiere ci offre. Non è possibile, in una ventina di fotografie, esaurire un intero quartiere. Si tratta piuttosto di mettere insieme storie, tensioni e visioni che finora non erano mai state raccontate insieme.

La mostra si inserisce pienamente nel quadro contemporaneo ed è coerente con i principi del New European Bauhaus, poiché coniuga sostenibilità, inclusione e qualità estetica attraverso una ricerca sul territorio e sulla memoria locale, valorizzando il ruolo delle comunità e dei quartieri come spazi vivi di trasformazione culturale e sociale.

La rappresentazione fotografica prende avvio da una ricerca archivistica e da testimonianze orali e testuali di chi ancora oggi ricorda quei tempi. Questa parte di Roma, la zona ovest, è stata, anche in passato, meno documentata rispetto ad aree come l’Appia, l’EUR e altre. Tutto ciò emerge chiaramente dalla ricerca archivistica e richiama una responsabilità: quella di preservare queste realtà prima che vengano completamente inghiottite dall’oblio.

 

  1. Paesaggio

Il territorio di Villini ha origini ancora visibili nell’Agro romano, scarsamente abitato, con le sue ampie distese: «Un territorio, quindi, che produce vino, frutta e ortaggi nelle vigne attorno alla città, dove si coltiva con una certa regolarità, ma che diventa aspro, incolto e boscoso man mano che ci si allontana dalle mura, per divenire un pascolo anche brado di buoi e bufali e luogo di caccia di animali selvatici (cinghiali, colombi, starne e fagiani), nonostante i tentativi dei pontefici di indurre i grandi proprietari a bonificare e coltivare gli estesi appezzamenti, come pure le esigenze alimentari dell’Urbe avrebbero richiesto». (Introduzione di Luigi Londei in Il territorio del municipio Roma XVI. Storia, immagini, documenti, Comune di Roma – Archivio di Stato di Roma, 2009, p. 5)

Una parte significativa della ricerca indaga le tracce di questa origine: sono ancora numerosi i terreni verdi; alcuni non sono edificabili, ma non tutti sono aperti al pubblico. Quelli accessibili sono frequentati da proprietari di cani e da chi desidera riconnettersi con la natura e con le tracce degli edifici rurali di un tempo.

In alcuni punti si trovano ancora animali al pascolo nei cortili ed è importante menzionare gli orti urbani, dove la natura è più disciplinata ma continua a resistere all’avanzata dei palazzi che sorgono a pochi metri di distanza.

Alcuni elementi sembra che siano rimasti quasi invariati nel tempo: «Caratteristico di questa zona è infatti il mosaico di terreni di modeste dimensioni, adibiti alla coltivazione della vite ed intervallati da canneti che forniscono il materiale per il necessario supporto alle piante, talvolta appoggiate a filari di alberi da frutto e comunque presenti anche negli orti detti casalini, numericamente più rari, dove i filari d’uva si trovano più distanziati tra loro per lasciare spazio alla coltivazione di carciofi e cardi» (Luisa Falchi, Il territorio nel Catasto Gregoriano e i precedenti catasti dell’area romana, ivi, p. 26).

Le opere esposte metteranno in evidenza il potenziale di questi spazi verdi ancora presenti, così vicino al centro di Roma. Questo aspetto diventa un gesto di speranza e un apprezzamento di un rapporto più stretto con la natura, mostrando il territorio anche come una forma di resilienza culturale legata all’orto e alla coltivazione, e incitando alla conservazione di queste situazioni.

 
2. Architettura

 

Dall’inizio del Novecento, l’area era destinata esclusivamente a villini di massimo due piani, circondati da orti, campagna e piccoli corsi d’acqua. Tra questi villini si inseriscono, a partire dagli anni Cinquanta, le prime palazzine.

Inizialmente queste costruzioni mantengono proporzioni e distanze simili a quelle del tessuto esistente; con il tempo, però, iniziano a occupare gli spazi intermedi, riducendo le distanze tra gli edifici e lo spazio di vita disponibile. Nascono così edifici sempre più alti, che sfruttano progressivamente il suolo anche in verticale.

Questo processo altera profondamente l’immagine, un tempo bucolica, della zona, caratterizzata da una morfologia collinare che offriva ampia visibilità a un grande numero di strutture architettoniche.

Il percorso espositivo lascia aperta la questione del futuro del quartiere, mettendo a confronto i diversi livelli di trasformazione urbana: dai primi villini fino agli edifici in costruzione. Le opere sollevano, più che risolvere, interrogativi importanti non solo per il contesto locale, ma anche per una riflessione più ampia sulle trasformazioni urbane contemporanee.

 
Riconoscimenti del progetto

 

Le fotografie hanno partecipato a numerose letture portfolio, in Italia e all’estero, al fine di definire un formato espositivo adeguato. Cinque fotografie della serie sono risultate vincitrici del contest fotografico VERDE SPERANZA – URBAN. La città ricrea se stessa (a cura di Officine Fotografiche e Paesaggi Antropici). Esposizioni: 22.05.2026, ore 20:30 – Circolo degli Illuminati, Roma, Ottobre 2026 – Galleria Officine Fotografiche, Roma

 

III – L’AUTRICE

 

Sono nata a Budapest nel 1985. Fin da piccola ho sviluppato la passione per la fotografia, iniziando a scattare con una Praktica analogica di mio padre. Mentre mi laureavo in Estetica con l’obiettivo di diventare curatrice di mostre d’arte, ho studiato fotografia analogica a Budapest presso l’Istituto Fotografus.hu. Nel 2006 mi sono trasferita a Roma e ho conseguito una seconda laurea in Filosofia Antica presso l’Università “La Sapienza” e successivamente un dottorato presso l’Università Lateranense. Contemporaneamente ho proseguito la formazione in fotografia e audiovisivo presso la Scuola Scienza e Tecnica del Comune di Roma, il Centro Sperimentale di Fotografia Adams e l’Istituto Cine-TV Roberto Rossellini. In seguito, grazie a una borsa di studio, ho frequentato la New York Film Academy. Ho conseguito l’esame Avid Media Composer e studiato fotografia di architettura e paesaggio presso Officine Fotografiche nell’ambito del programma LuceLAB Cinecittà. Negli ultimi anni ho approfondito tecniche antiche e sperimentali di stampa fotografica. Dal 2018 al 2023 ho lavorato alla produzione di documentari presso Lambda Srl a Roma. Nel 2022–2023 sono stata docente all’Università Kodolányi nella materia Preparazione del documentario. Il documentario Operazione Budapest, di cui sono autrice, DOP e montatrice, ha ricevuto la menzione speciale al Festival di Santa Monica nel 2019. Tra i miei lavori recenti figurano la regia e il montaggio di una serie di video sperimentali per TAXI! 2 della Radiotelevisione Svizzera, ricerche audiovisive per documentari sul Vaticano per la televisione belga “Panenka” e il montaggio per la mostra The Art of Connections del Barabási Lab di Boston per il MEET Center di Milano. Le mie fotografie sono state esposte in mostre e pubblicazioni in Ungheria, Italia e Spagna. Nel 2023 il mio progetto ha vinto il Premio LILT per la Fotografia Contemporanea. Negli ultimi anni mi sono dedicata principalmente alla fotografia di architettura, interni e paesaggio.

 

IV – LA GALLERIA

 

Casale dei Cedrati – Villa Pamphilij: un antico casale trasformato in uno spazio contemporaneo

Via Aurelia Antica, 219 – 00165 Roma – Ingresso di Villa Pamphilj, via Aurelia Antica, 183

Uno spazio a disposizione per mostre, residenze di giovani artisti, laboratori e incontri: due sale espositive dedicate alla riflessione sul rapporto tra arte ed ambiente e una sala versatile per conferenze, incontri, corsi ed attività sociali.